MFormazione "il FIGLIO dell'UOMO" ARGOMENTO dalla STAMPA QUOTIDIANA

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dal 28 Marzo al 4 Aprile 2010

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Rassegna Stampa - L'Argomento di Oggi dal 2010-02-15 ad oggi 2010-02-19

Isae, nel 2010 il Pil cresce dell'1%, ma aumenta la disoccupazione

Nel 2010 il Prodotto interno lordo crescerà dell'1 per cento.

Si riprendono consumi privati (+0,8%), spesa dei consumatori (+1,1%), investimenti (+2,8%) ed export (+3,8 per cento).

Male la disoccupazione, che si attesterà, nel biennio 2010-2011, all'8,8%, rispetto al 7,8% scorso anno.

Significativa, la stima in rialzo del tasso di crescita dell'Italia dello 0,4%, rispetto alla precedente previsione di ottobre scorso, che porta ad allineare il salto in avanti dell'economia italiana al +1,1%, previsto, nei giorni scorsi, dal Governo.

Nel 2011, il Pil si porterà all'1,4% grazie al consolidamento dei fattori di ripresa interni e internazionali.

Ocse: il pil nell'area ocse nel 2009 ha fatto segnare un calo del 3,4%

l'Ocse evidenzia, come nel quarto trimestre

abbiano accelerato gli Usa (+1,4%) e il Giappone (+1,1%),

molto più lento il passo dell'Eurozona (+0,1%).

Tra i paesi del G7, (manca ancora il dato del Canada)

l'italia è finora l'unico paese che ha registrato una contrazione del pil (-0,2%) nel quarto trimestre. Meglio la Francia, con un più 0,6%, e la Gran Bretagna, con un +0,1%, mentre la Germania è rimasta ferma.

Bankitalia: rientrati in Italia grazie allo scudo fiscale 85,1 miliardi di euro

Quasi il 50% dei capitali rientrati arriva da depositi in conto corrente

La metà dei contribuenti non supera i 15 mila euro

Fisco: il 27% dei contribuenti dichiara imposta netta uguale a zero

le indiscrezioni di stampa: debito di 9 miliardi di euro verso la banca d'italia mai saldato

"Nessun buco nei conti pubblici"

Tremonti: "Non esiste alcun tipo di buco, c'è solo un fatto di contabilizzazione assolutamente noto"

I consumi petroliferi italiani nel mese di gennaio hanno fatto segnare una nuova e pesante flessione pari all'8,8% (-545.000 tonnellate) rispetto allo stesso mese del 2009, attestandosi a 5,7 milioni di tonnellate. Lo rileva l'Unione petrolifera.

I prodotti per autotrazione, penalizzati da un giorno di consegna in meno, hanno fatto registrare per la benzina nel complesso un calo del 9,5% (-76.000 tonnellate) rispetto a gennaio 2009,

mentre per il gasolio del 3,6% (-69.000 tonnellate).

La domanda totale di carburanti (benzina + gasolio) nel mese di gennaio è così risultata pari a circa 2,5 milioni di tonnellate, di cui 0,7 milioni di tonnellate di benzina e 1,8 di gasolio autotrazione,

con un decremento del 5,4%

L'Istat: mai così male il commercio estero italiano.

Lo scorso anno l'export verso l'Ue a -22,5%, l'import a -17,8%

nel 2009 la bilancia commerciale ha accusato un deficit di 1,791 miliardi,

"Forte peggioramento rispetto al 2008"

Crollo delle esportazioni, nel 2009 -20,7%

Importazioni a -22%.

Peggiori dati dal 1970

Nel 2009 la bilancia commerciale ha accusato un deficit di 4,109 miliardi, "con una netta riduzione del passivo rispetto agli 11,478 miliardi del 2008".

Lo rende noto l'Istat, specificando che le esportazioni sono calate del 20,7%,

le importazioni del 22%:

i dati peggiori dal 1970.

A dicembre la bilancia commerciale ha registrato un deficit di 123 milioni, inferiore ai 415 milioni del dicembre 2008.

Nel 2009 il saldo della bilancia commerciale coi Paesi Ue è negativo per 1,791 miliardi,

"in forte peggioramento rispetto all'attivo di 9,942 miliardi registrato nel 2008".

Le esportazioni sono calate del 22,5%, le importazioni del 17,8%. Si tratta dei dati peggiori dal 1993.

A dicembre gli scambi con l'Ue hanno fatto segnare un deficit di 1,396 miliardi.

ST

DG

Studio Tecnico

Dalessandro Giacomo

41° Anniversario - SUPPORTO ENGINEERING-ONLINE

Internet, l'informatore, ll Giornalista, la stampa, la TV, la Radio, devono innanzi tutto informare correttamente sul Pensiero dell'Intervistato, Avvenimento, Fatto, pena la decadenza dal Diritto e Libertà di Testimoniare.. Poi si deve esprimere separatamente e distintamente il proprio personale giudizio..

 

Il Mio Pensiero (Vedi il "Libro dei Miei Pensieri"html PDF ):

 

Dal Sito Internet de il SOLE 24 ORE

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2010-02-17

SCUDO FISCALE: I paesi di provenienza dei capitali rimpatriati 17 febbraio 2010

I paesi di provenienza dei capitali rimpatriati

17 febbraio 2010

Paese di provenienza/ubicazione

Rimpatri con liquidazione

Rimpatri senza liquidazione e regolarizzazioni

Totale

 Svizzera  

 24.949  

35.007

 59.956  

 Lussemburgo  

 1.282  

 6.020  

 7.302  

 Principato di Monaco 

  2.601  

 1.514  

 4.115  

 San Marino  

 1.986  

 1.834  

 3.819  

 Austria  

 838  

 414  

 1.251  

 Liechtenstein  

 350  

 884  

 1.234  

 Regno Unito  

 507  

 384  

 891  

 Francia  

 370  

 482  

 852  

 Irlanda  

 7  

 837  

 843  

 Germania  

 505  

 110  

 615  

 Stati uniti d'america  

 301  

 307  

 608  

 Guernsey 

  20  

 441  

 462  

 Singapore  

 331  

 97  

 428  

 Altri paesi  

 829  

 1.928  

 2.757  

 Totale complessivo  

 34.874  

 50.260  

 85.134  

 

 

 

 

 

 

 

 

Il tipo di attività "scudate"

Tipo attività  

Rimpatri con liquidazione

Rimpatri senza liquidazione

Totale

e regolarizzazioni

 Denaro  

 - 

 4.596  

 4.596  

 Depositi in conto corrente  

 33.737  

 6.644  

 40.381  

 Titoli - azioni  

 103  

 11.878  

 11.981  

 Titoli - strumenti di debito  

 990  

 19.749  

 20.738  

 Strumenti derivati  

 1  

 39  

 40  

 Altre attività finanziarie  

 37  

 6.476  

 6.513  

 Immobili, quote diritti reali e multiproprietà

 6  

 879  

 885  

 Totale  

 34.874  

 50.260  

 85.134

Importi liquidati e non liquidati

Modalità  

 Set. 2009  

 Ott. 2009  

 Nov. 2009  

 Dic. 2009  

 Totale  

 Rimpatri con liquidazione  

 151  

 2.863  

 12.885  

 18.975  

 34.874  

 Rimpatri senza liquidazione e regolarizzazioni  

 373  

 3.299  

 12.303  

 34.284  

 50.260  

 Totale  

 524  

 6.162  

 25.188  

 53.259  

 85.134

AVVENIRE

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2010-02-23

 

 

 

 

 

2010-02-16

16 Febbraio 2010

ECONOMIA

Tremonti: "Nei conti nessun buco

e sulle pensioni riforma già fatta"

"Non esiste alcun tipo di buco, c'è solo un fatto di contabilizzazione assolutamente noto". Così il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha commentato le voci di un possibile buco da 9 miliardi. Da Bruxelles, al termine dei lavori dell'Ecofin, Tremonti ha anche parlato di pensioni, coreggendo la rotta rispetto a quanto detto dal premier Berlusconi solo pochi giorni fa: "Molti in Europa hanno problemi con le pensioni, ma da noi non è un problema. Noi la riforma l'abbiamo già fatta".

La candidatura di Draghi alla Bce. A proposito della candidatura di Draghi al vertice della Bce il titolare dell'Economia ha assicurato che "quando tra venti mesi si porrà la questione l'Italia ha e avrà un ottimo candidato"

La grecia. Tremonti ha fatto anche sapere che l'Italia ha un'esposizione verso la Grecia di circa 8 miliardi di dollari.

 

 

 

 

 

2010-02-15

15 Febbraio 2010

ISTAT

Il 2009 anno nero delle esportazioni

"Il 2009 a causa della crisi economica internazionale è stato un anno nero per le esportazioni. Chiudiamo con un -20%, in linea con la flessione dei nostri principali partner commerciali (Germania -19,4%, Francia -22,2%) ma con la convinzione che il 2010 sarà l'anno della svolta, della crescita e i primi segnali, in tal senso, sono incoraggianti".

È quanto afferma Adolfo Urso, vice ministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio Estero

commentando i dati Istat diffusi oggi. "L'ultimo trimestre del 2009 ha riportato il segno positivo verso i mercati extra Ue e a dicembre 2009 si è registrato un significativo incremento del nostro export anche verso i Paesi dell'Unione: +1,4%. È ilprimo segnale di ripresa dopo 14 mesi consecutivi caratterizzati da diminuzioni tendenziali. La crisi dell'export dovrebbe aver toccato il fondo e contiamo di consolidare una ripresa delle esportazioni che stimiamo per il 2010 in +4%".

A dicembre un contributo decisivo alla ripresa del nostro export verso la Ue è venuto dalle vendite in Francia (+8,6%), nostro secondo partner commerciale in assoluto dopo la Germania, verso la quale le nostre esportazioni hanno fatto registrare un calo modesto (-2,6%). Ma sono andate bene anche le esportazioni verso la Spagna (+3%), la Gran Bretagna (+2,4%), oltre che verso alcuni Paesi dell'Est Europa, come Slovenia (+10,3%) e Slovacchia (+6,6%).

In ripresa anche l'export in direzione del Portogallo, di Cipro, di Malta e della Lettonia. Urso ha sottolineato inoltre come "la bilancia commerciale sia sensibilmente migliorata: il 2009 ha chiuso con un passivo di 4 miliardi di euro rispetto agli 11,5 miliardi del 2008. E il surplus con l'estero dell'industria

manifatturiera italiana, nonostante la gravissima crisi del commercio mondiale, è stato nel 2009 di 47,8 miliardi di euro. Si tratta del terzo miglior risultato di tutti i tempi (dopo i record toccati nel 2007 e nel 2008): un valore di 3,7 miliardi di euro superiore al surplus del 2006, che fu di 44,1 miliardi".

"Sono dati che ci dicono che l'industria del made in Italy è viva, combatte quotidianamente e va sostenuta - ha concluso il vice ministro - anche con quell'opera di incentivi che il governo e il ministero dello sviluppo economico sta predisponendo in queste ore".

 

 

 

 

 

CORRIERE della SERA

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2010-02-26

PIL USA

lL dato è superiore alle previsioni degli analisti

Usa: Pil del IV° trimestre 2009 al +5,9%

Rivisto al rialzo dello 0,2% il prodotto interno lordo dell'ultimo periodo dello scorso anno

il dato è superiore alle previsioni degli analisti

Usa: Pil del IV° trimestre 2009 al +5,9%

Rivisto al rialzo dello 0,2% il prodotto interno lordo dell'ultimo periodo dello scorso anno

MILANO - Il prodotto interno lordo degli Stati Uniti nel quarto trimestre 2009 è stato rivisto in rialzo al 5,9% dal 5,7% in base alla seconda stima diffusa oggi dal Dipartimento del Commercio. Il dato (calcolato su base annualizzata) è superiore alle previsioni degli analisti, che avevano previsto una conferma della crescita economica al 5,7% come stimato nella prima lettura. (Fonte: Ansa)

26 febbraio 2010

 

 

 

 

 

 

Sportelli - Da lunedì scatta la direttiva Ue. Al via gli istituti di pagamento

Più trasparenza in banca

Bonifici in un solo giorno

Carte di credito, in caso di furto danni limitati a 150 euro

Sportelli - Da lunedì scatta la direttiva Ue. Al via gli istituti di pagamento

Più trasparenza in banca

Bonifici in un solo giorno

Carte di credito, in caso di furto danni limitati a 150 euro

ROMA — Questa volta la sorpresa allo sportello dovrebbe risultare positiva per i clienti: da lunedì prossimo, 1 marzo, infatti entra in vigore il decreto che ha accolto la direttiva europea sui servizi di pagamento, introducendo forme più ampie di tutela per i correntisti. In vista del cambiamento, la Banca d’Italia ieri ha emanato due provvedimenti: il primo disciplina, adeguando le norme alla direttiva, la trasparenza dei servizi e delle operazioni di pagamento. Il secondo detta tutte le procedure e le disposizioni che consentiranno la costituzione degli "istituti di pagamento" cioè i nuovi intermediari che accanto alle banche e alle Poste potranno offrire ai loro clienti carte di credito e finanziamenti.

La prima novità riguarda i bonifici: la banca li dovrà eseguire in un solo giorno lavorativo se fatti per via telematica anche se fino al 2012 potrà decidere - ma dovrà comunicarlo prima al cliente - di allargarsi fino a tre. Allo sportello ci vorrà un giorno in più. La gran parte delle banche si dice pronta ad osservare la più stretta scadenza, ma per verificare bisognerà aspettare la fine di aprile quando scadrà il termine dato dalla Banca d’Italia per adempiere alle nuove disposizioni sulla trasparenza delle comunicazioni alla clientela. Il secondo cambiamento rilevante porterà a far coincidere il giorno dell’accredito di fondi, come per esempio dello stipendio, con quello della disponibilità delle somme, senza forchette tra i giorni di valuta. Infine tra le novità ci sono le maggiori tutele che le banche dovranno offrire a chi utilizza un conto Internet o una carta di credito o di debito. In particolare in quest’ultimo caso la protezione aumenterà molto: in caso di perdita o di furto di una carta di credito per esempio il massimo del danno che potrà essere addebitato al titolare sarà di 150 euro. Si parla ovviamente delle spese fatte da un eventuale ladro con la carta rubata o persa prima del blocco.

Destinato a cambiare l’abitudine dei consumatori italiani, ancora molto affezionati al contante, è il secondo provvedimento della Banca d’Italia che fornisce le istruzioni e gli obblighi per diventare un nuovo Istituto di pagamento. I destinatari sono, come succede all’estero, gli operatori che già dispongono di una rete capillare di distribuzione e quindi di molti potenziali clienti come per esempio gli Autogrill, le catene di supermercati o più ancora i gestori di telefonini. Ebbene tutti questi soggetti, se interessati, dal 1 marzo potranno chiedere l’autorizzazione alla Banca d’Italia rispettando i requisiti imposti, che sono poi gli stessi delle banche anche se, ovviamente, molto più leggeri. La Vigilanza di via Nazionale per dare il nulla osta chiede infatti oltre alla forma giuridica di società di capitali, l’onorabilità e professionalità dei manager e dei soci, un capitale minimo da 25 mila a 125 mila euro a seconda dei servizi offerti e una struttura organizzativa adeguata con contabilità separata dell’attività commerciale da quella dei servizi di pagamento. Gli intermediari autorizzati saranno iscritti in un albo ad hoc su cui vigilerà Bankitalia.

Stefania Tamburello

26 febbraio 2010

 

 

 

2010-02-23

Sulle Previsioni della Commissione pesano ancora "grandi incertezze"

Le stime Ue: ripresa "timida" in Italia

Nel 2010 crescita europea al traino di Germania e Francia, entrambe +1,2%. In Italia +0,7%

Sulle Previsioni della Commissione pesano ancora "grandi incertezze"

Le stime Ue: ripresa "timida" in Italia

Nel 2010 crescita europea al traino di Germania e Francia, entrambe +1,2%. In Italia +0,7%

MILANO - La zona euro nel 2010 crescerà dello 0,7%, così come l'intera Ue. Questa l'ultima stima della Commissione Ue, che conferma le sue previsioni dello scorso autunno parlando di "fragile ripresa". A trainare sono Germania e Francia (entrambe +1,2%), seguite da Olanda (+0,9%), Italia (+0,7%) Regno Unito (+0,6%). Ancora recessione per la Spagna, che chiuderà l'anno con un 0,6%. "L'economia europea - spiega la Commissione Ue - si sta progressivamente riprendendo, nonostante stia ancora affrontando venti contrari. Il Pil ha ripreso di nuovo a crescere nel terzo trimestre del 2009, mettendo fine alla più lunga e più profonda recessione nella storia della Ue. Le eccezionali misure anti-crisi messe in campo - prosegue l'esecutivo europeo - hanno giocato un ruolo fondamentale nel provocare un'inversione di tendenza".

CRESCITA RALLENTATA NELL'ULTIMO TRIMESTRE 2009 - Ma - sottolineano i servizi della Commissione Ue - "la crescita è rallentata nell'ultimo trimestre 2009" e per questo le previsioni sul Pil 2010 restano invariate allo 0,7% sia per la zona euro che per l'intera Ue. Previsioni su cui comunque continuano a pesare "grandi incertezze". In particolare "nonostante gli indicatori sulla produzione industriale e sulle vendite al dettaglio sono incoraggianti, restano deboli gli investimenti ed incerte le condizioni dei mercati finanziari".

ITALIA - Nel capitolo dedicato all’Italia, la Commissione europea spiega come "il Pil reale abbia registrato un drastico calo, dovuto alle esportazioni in diminuzione e e al netto declino degli investimenti, soprattutto nella prima metà dell’anno, mentre i consumi delle famiglie sono scesi in modo più moderato". "Tuttavia, dopo una contrazione semestrale del 2,7% e dello 0,5% nei primi due trimestri, il Pil ha avuto un rimbalzo dello 0,6% nel terzo trimestre. Il quarto trimestre ha registrato una nuova contrazione, dello 0,2%, ma gli indicatori sulla fiducia delle imprese e dei consumatori indicano un’attività economica più forte per il trimestre in corso. Il pil reale dovrebbe espandersi nuovamente nel primo trimestre del 2010". I consumi, secondo Bruxelles, dovrebbero "beneficiare di un minore risparmio precauzionale delle famiglie, dovuto al miglioramento delle condizioni sui mercati finanziari, oltre a delle prospettive di inflazione moderata. Le esportazioni dovrebbero ricevere un impulso positivo dal rafforzamento della domanda globale. La bassa capacità di utilizzo dell’industria, dall’altra parte, dovrebbe mantenere i piani di investimento delle imprese limitati".

Redazione online

25 febbraio 2010

 

 

 

2010-02-23

nflazione, a gennaio in rialzo:

+0,1% sul mese, +1,3% annua

L'inflazione a gennaio accelera all'1,3% su base annua rispetto all'1% di dicembre. Lo comunica l'Istat confermando la stima preliminare. I prezzi su base mensile sono cresciuti dello 0,1%.

L'accelerazione dell'inflazione a gennaio, afferma l'Istat - risente delle tensioni sui prezzi dei beni e, in particolare, dei rialzi dei prezzi dei beni energetici. In aumento su base congiunturale sono risultati

anche i prezzi dei servizi. Al netto della componente energetica e degli alimentari freschi, il tasso tendenziale di crescita dei prezzi al consumo è pari all'1,4 per cento, un decimo di punto percentuale superiore al dato di dicembre. L'indice armonizzato dei prezzi al consumo, calcolato tendendo conto delle riduzioni temporanee di prezzo, a gennaio ha evidenziato una flessione dell'1,5 per cento rispetto al mese precedente e una crescita dell'1,3 per cento rispetto al gennaio 2009.

Con riferimento ai capitoli di spesa, gli incrementi congiunturali più rilevanti hanno interessato i prezzi dei trasporti e dei servizi sanitari e spese per la salute (cresciuti entrambi dello 0,5 per cento) e degli altri beni e servizi (più 0,4 per cento). Diminuzioni su base mensile si sono registrate per i prezzi delle comunicazioni (meno 0,7 per cento) e della ricreazione spettacoli e cultura (meno 0,4 per cento).

Sul piano tendenziale, i maggiori tassi di crescita si sono registrati per il capitolo delle bevande alcoliche e tabacchi (più 4,5 per cento), dei trasporti (più 3,7 per cento) e degli altri beni e servizi (più 3,2 per cento). Variazioni negative si sono avute, invece, per il capitolo dell'abitazione, acqua, elettricità e combustibili (meno 1,6 per cento).

La scomposizione del tasso tendenziale di crescita dell'indice generale nei contributi imputabili ai diversi capitoli evidenzia che, nell'ultimo mese, l'effetto di contenimento dell'inflazione si deve interamente all'andamento dei prezzi dell'abitazione, mentre il maggiore sostegno alla dinamica tendenziale dell'indice aggregato è attribuibile al capitolo dei trasporti.

 

 

 

 

2010-02-17

Ocse: il pil nell'area ocse nel 2009 ha fatto segnare un calo del 3,4%

Bankitalia: rientrati in Italia grazie allo scudo fiscale 85,1 miliardi di euro

Quasi il 50% dei capitali rientrati arriva da depositi in conto corrente

Ocse: il pil nell'area ocse nel 2009 ha fatto segnare un calo del 3,4%

Bankitalia: rientrati in Italia grazie allo scudo fiscale 85,1 miliardi di euro

Quasi il 50% dei capitali rientrati arriva da depositi in conto corrente

Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi (Fotogramma)

Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi (Fotogramma)

MILANO - L'ammontare di attività rimpatriate in Italia a seguito dello scudo fiscale è pari a 85,1 miliardi di euro. È quanto emerge dalle segnalazioni degli intermediari a Bankitalia, alla data del 15 febbraio 2010. Dalla sola Svizzera, si legge nelle segnalazioni, sono rientrati quasi 60 miliardi di euro, seguita a lunga distanza da Lussemburgo (7,3 miliardi) e Principato di Monaco (4,1 miliardi). Quasi il 50% dei capitali rientrati a seguito dello scudo fiscale arriva da depositi in conto corrente. E dicembre è stato il mese in cui si è sinora verificato il maggior ammontare di rimpatri, più del doppio del precedente mese di novembre. È quanto emerge dalle segnalazioni statistiche pervenute a Bankitalia al 15 febbraio scorso, che mostrano come i rientri legati allo scudo fiscale sia partito con il freno a mano tirato a settembre ed ottobre (rispettivamente 524 e 6,16 miliardi di attività segnalate dagli intermediari), per poi decollare a novembre (25,18 miliardi) e dicembre (53,26 miliardi).

IMPORTI - L'importo indicato dal Ministero dell'Economia e delle Finanze con un comunicato stampa il 29 dicembre scorso è pari a 95 miliardi di euro, ma la differenza tra i due valori, spiega Bankitalia, è motivata da diversi fattori. In primo luogo, dalle diverse fonti utilizzate (dati sul gettito dell'imposta, rispetto a segnalazioni ai fini della bilancia dei pagamenti); in seconda battuta dal fatto che la rilevazione della Banca d'Italia esclude alcuni beni patrimoniali (ad esempio preziosi od opere d'arte) e le operazioni di importo inferiore alla soglia di rilevazione (50.000 euro se il paese di provenienza è nell'Ue, oppure Svizzera, Liechtenstein, Norvegia o Islanda, 12.500 euro negli altri casi); infine dal fatto che l'effettivo rimpatrio o regolarizzazione delle attività "scudate" può essere stato differito (l'effettivo rimpatrio o regolarizzazione può essere posticipato fino al 31 dicembre 2010) e, quindi, non ancora segnalato ai fini statistici.

OCSE - Sempre sul fronte economico da segnalare che l'Ocse sottolinea come il Pil nell'area Ocse nel 2009 ha segnato una contrazione del 3,4%, segnando il primo calo da quando si diede il via a questo tipo di statistica nel 1960. Accelera la crescita economica negli Stati Uniti e in Giappone nel quarto trimestre ma rallenta in Eurolandia. Secondo i dati dell'Ocse, il Pil nell'area è cresciuto dello 0,8% dopo il +0,6% del terzo trimestre ma mentre il Pil statunitense è cresciuto dell'1,4% e quello giapponese dell'1,1%, quello della zona euro ha segnato un modesto rialzo dello 0,1% dopo il +0,4% del trimestre precedente. Tra i Paesi di Eurolandia, prosegue l'Ocse, l'Italia ha visto una contrazione del Pil dello 0,2% negli ultimi tre mesi del 2009.

Redazione online

17 febbraio 2010

 

 

 

La metà dei contribuenti non supera i 15 mila euro

Fisco: il 27% dei contribuenti dichiara imposta netta uguale a zero

Sia per effetto del basso reddito che per le deduzioni e detrazioni fiscali. Il 47,4% delle società è in perdita

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Fisco: il 27% dei contribuenti dichiara imposta netta uguale a zero

Sia per effetto del basso reddito che per le deduzioni e detrazioni fiscali. Il 47,4% delle società è in perdita

ROMA - Il 27% dei contribuenti italiani ha denunciato nella dichiarazione dei redditi 2008 un'imposta netta pari a zero. Lo rileva il dipartimento delle finanze del ministero dell'Economia. L'imposta netta risulta pari a zero sia per effetto del basso reddito del dichiarante che per le deduzioni e detrazioni fiscali. A queste cifre andrebbero aggiunti i 30 miliardi di euro di redditi non dichiarati nel 2009, secondo i dati forniti dalla Guardia di Finanza lo scorso 18 dicembre.

CONTRIBUENTI - Nel 2008 c'è stato un aumento del 2,2% delle persone fisiche che hanno effettuato la dichiarazione, arrivando al numero di 41.663.000. L'aumento del reddito complessivo del 2007 (anno fiscale al quale si riferiscono le dichiarazioni del 2008) è stato del 4,2%, pari a 772 miliardi di euro. L'imposta netta dichiarata è ammontata a 142,4 miliardi di euro. Quindi l'evasione (nel 2009) ammonterebbe a circa il 21%. Ma degli oltre 41 milioni di contribuenti, a pagare materialmente le tasse al fisco sono risultati solo circa 30,5 milioni di contribuenti, poiché il 27%, come si è detto, ha dichiarato imposta netta zero. L'incidenza media dell'imposta netta sul reddito complessivo resta invariata nel periodo d'imposta 2007 al 18,4%. L'importo medio pro capite è pari a 4.670 euro. Rispetto al 2006 il reddito complessivo medio (pari a 18.661 euro) è aumentato su base nazionale dell'1,9%, con un incremento minimo nelle isole e massimo nelle regioni del nord-est.

DISTRIBUZIONE - In relazione alla distribuzione del reddito dichiarato, la metà dei contribuenti non supera i 15 mila euro; più in generale, il 91% dei contribuenti dichiara redditi non superiori a 35 mila euro e poco meno dell'1% dei contribuenti dichiara redditi superiori a 100 mila euro annui. Il 52% dell'imposta è pagata dal 12% dei contribuenti con redditi oltre i 35 mila euro. L'analisi degli indici della progressività dell'imposta mostra un lieve aumento dell'effetto redistributivo dell'Irpef tra l'anno d'imposta 2006 e il 2007.

SOCIETÀ - Le società con imposta netta positiva ha raggiunto il 52,6% del totale (circa 526 mila), prosegue il dipartimento delle finanze del ministero dell'Economia. Il che significa che quasi una società su due risulta in perdita. Nel 2007 le dichiarazioni delle società di capitali hanno raggiunto il milione di unità, con un aumento di circa il 4,1% sul 2006. L'85% sono srl e due terzi di esse hanno una dimensione limitata, con componenti positivi Irap minori di 500 mila euro. Le società con reddito positivo sono localizzate soprattutto nel Nord. Lo 0,8% delle società dichiara il 58% dell'imposta e il 53% delle società minori (fino a 500 mila euro di componenti positivi Irap) dichiara solo il 5,3% dell'imposta.

IVA - I contribuenti che hanno presentato la dichiarazione Iva per il periodo d'imposta 2007 sono 5.700.033 con un decremento dell'1% rispetto al periodo d'imposta precedente. Il calo è principalmente dovuto alla mancata presentazione della dichiarazione da parte dei soggetti aderenti al nuovo "regime di franchigia" e della maggiore utilizzazione del "regime di esonero per agricoltori", per effetto di una attenuazione dei limiti di accesso. L'81% dei contribuenti Iva ha un volume d'affari fino a 185.920 euro, ma paga solo il 9% dell'Iva incassata dallo Stato.

Redazione online

16 febbraio 2010

 

 

 

 

 

2010-02-16

le indiscrezioni di stampa: debito di 9 miliardi di euro verso la banca d'italia mai saldato

"Nessun buco nei conti pubblici"

Tremonti: "Non esiste alcun tipo di buco, c'è solo un fatto di contabilizzazione assolutamente noto"

le indiscrezioni di stampa: debito di 9 miliardi di euro verso la banca d'italia mai saldato

"Nessun buco nei conti pubblici"

Tremonti: "Non esiste alcun tipo di buco, c'è solo un fatto di contabilizzazione assolutamente noto"

Giulio Tremonti (Ap)

Giulio Tremonti (Ap)

MILANO - "Non esiste alcun tipo di buco, c'è solo un fatto di contabilizzazione assolutamente noto". Così il ministro dell'Economia Giulio Tremonti sulle voci di un possibile buco da 9 miliardi.

LA RISPOSTA - La risposta di Tremonti arriva dopo che un articolo di Milano Finanza aveva parlato di un potenziale buco da 9 miliardi. Secondo il quotidiano economico la Corte dei Conti avrebbe rilevato che il ministero dell'Interno non ha ancora saldato un debito di 8,896 miliardi con la Banca d'Italia, che dal 1997 al 2002 ha anticipato agli enti locali soldi per pagare gli stipendi dei dipendenti.

CANDIDATURA BCE - Tremonti è poi intervenuto sul tema del futuro presidente della Bce. "Quando tra venti mesi si porrà la questione l'Italia ha e avrà un ottimo candidato" ha detto il ministro dell'Economia.

PENSIONI - Tremonti si è poi soffermato anche sulla questione pensioni e ha spiegato: "Molti in Europa hanno problemi con le pensioni, ma in Italia non è un problema. Noi la riforma l'abbiamo già fatta".

Redazione online

16 febbraio 2010

 

 

 

 

2010-02-15

forte flessione anche delle importazioni: -22%. Deficit commerciale in calo

Nel 2009 crollate le esportazioni

Istat: calo del 20,7% rispetto al 2008, il dato peggiore dal 1970, primo anno delle serie storiche

forte flessione anche delle importazioni: -22%. Deficit commerciale in calo

Nel 2009 crollate le esportazioni

Istat: calo del 20,7% rispetto al 2008, il dato peggiore dal 1970, primo anno delle serie storiche

MILANO - Nel 2009, le esportazioni italiane sono crollate del 20,7% e le importazioni del 22%, rispetto al 2008. Lo comunica l'Istat, aggiungendo che si tratta dei peggiori dati sui flussi commerciali dal 1970, ovvero da quando esistono le serie storiche.

PAESI UE - Nel 2009 le esportazioni italiane verso i Paesi dell'area Ue sono crollate del 22,5% e le importazioni del 17,8%, rispetto al 2008 sottolinea ancora l'Istat aggiungendo che si tratta dei peggiori dati dal 1993, ovvero da quando esistono le relative serie storiche. Nello stesso periodo il saldo è stato negativo per 1.791 milioni di euro, in forte peggioramento rispetto all'attivo di 9.942 milioni di euro registrato nel 2008.

DEFICIT IN CALO - Nel periodo il saldo commerciale italiano è stato negativo per 4,109 miliardi di euro, con una netta riduzione del passivo di 11,478 miliardi rilevato nel 2008. Per quanto riguarda l’interscambio commerciale complessivo del mese di dicembre 2009, le esportazioni sono diminuite, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, dell’1,9% e le importazioni del 3%. Il saldo commerciale è risultato negativo per 123 milioni di euro, inferiore a quello, pari a 415 milioni di euro, dello stesso mese del 2008. Nel confronto con novembre, i dati destagionalizzati relativi all’interscambio complessivo presentano, a dicembre 2009, un incremento sia per le esportazioni sia per le importazioni, con tassi di crescita pari rispettivamente al 4,4 per cento ed all’1,6 per cento. Negli ultimi tre mesi, rispetto ai tre mesi precedenti, i dati destagionalizzati mostrano una flessione dello 0,2 per cento per le esportazioni e una crescita del 2,4 per cento per le importazioni.

Redazione online

15 febbraio 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

REPUBBLICA

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2010-02-23

 

 

 

 

 

2010-02-21

L'Agenzia delle Entrate: "Rimpatri a 93 miliardi". Ma 50 sono fisicamente rimasti all'estero

Sotto tiro il governatore di Bankitalia, Mario Draghi. Calderoli: disfattista. L'opposizione insorge: vergogna

Scudo, governo contro Bankitalia

e ora l'Ocse apre un'indagine

di ROBERTO PETRINI

ROMA - Duro attacco del governo alla Banca d'Italia, mentre l'Ocse apre un'indagine sullo "scudo". Poche ore dopo la diffusione dei dati di Via Nazionale che ridimensionano a 35 miliardi i rimpatri veri e propri di capitali in Italia grazie allo scudo fiscale, il ministro per la Semplificazione ha caricato a testa bassa: "Banca d'Italia o banca d'opposizione?", si è chiesto il leghista Roberto Calderoli. "Siamo ormai purtroppo abituati alla politica del 'tanto peggio tanto meglio', un atteggiamento che non si può concedere ad una istituzione come la Banca d'Italia che già in passato ha comunicato dati pessimistici e non fondati sull'occupazione. L'operazione scudo fiscale - ha aggiunto - rappresenta il più grande successo di sempre: Bankitalia torni ai suoi doveri istituzionali".

Parole pesanti alle quali Via Nazionale, come è suo austero costume, non ha reagito. Mentre si conferma, come annunciato dal governatore Draghi al Forex nei giorni scorsi, che l'Ocse, attraverso il Gruppo di azione finanziaria internazionale sta prendendo in esame, sotto il profilo della carenza delle norme anti-riciclaggio, lo scudo fiscale italiano.

A difesa del governatore e dell'operato dei suoi tecnici si è comunque levata la voce di un ampio fronte politico: "Il governo smentisca Calderoli, sarebbe paradossale che questo non avvenisse nel momento in cui il governo stesso è impegnato nel sostegno della candidatura di Draghi alla Bce", ha detto il vicesegretario del Pd Enrico Letta. Per il leader dell'Udc Casini quelle di Calderoli sono parole "dissennate", mentre per Elio Lannutti dell'Idv dopo i dati di Bankitalia il governo deve "chiedere scusa per le bugie dette".

 

La pubblicazione da parte di Repubblica della tabella di consuntivo dello scudo fiscale (prima tranche) di Bankitalia, che distingue tra denari rientrati in patria (35 miliardi) e attività rimaste investite all'estero (circa 50 miliardi, regolarizzati o rimpatriati meramente sul piano giuridico), ha provocato ieri la reazione del Tesoro. In una nota, emessa dal ministero dell'Economia, il direttore dell'Agenzia delle Entrate Attilio Befera, contesta indirettamente i dati di Bankitalia: "I giochi statistici possono essere diversi, ma è la somma che fa il totale. Lo scudo fiscale 2009 si è concluso con uno straordinario successo: 93 miliardi di euro rimpatriati in Italia ad ogni effetto e due miliardi regolarizzati".

Ma anche la difesa tecnica delle cifre del governo viene rimandata al mittente: "Il direttore dell'Agenzia delle Entrate Befera non smentisce in alcun modo la Banca d'Italia. Non dice quanta parte di capitali regolarizzati sono rimpatri fisici e quanti rimpatri giuridici. La smetta di fare politica", ha dichiarato Stefano Fassina, responsabile per l'economia del Pd.

In realtà i dati di Via Nazionale sembrano inoppugnabili. "I dati della Banca d'Italia - è tornata ieri a spiegare Maria Cecilia Guerra su Lavoce. info - permettono un'informazione statistica più accurata (non giochi statistici!). La Banca d'Italia distingue fra i rimpatri solo giuridici e i rimpatri veri e propri, perché compila le statistiche della bilancia dei pagamenti. Solo i rimpatri veri e propri danno luogo a flussi di capitali verso l'Italia da registrare nella bilancia dei pagamenti. I rimpatri giuridici riguardano invece attività che restano all'estero, ma di cui assume la gestione o la custodia un intermediario residente in Italia. Così i rimpatri veri e propri sono stati di 35 miliardi".

© Riproduzione riservata (21 febbraio 2010)

 

 

2010-02-20

Bankitalia "corregge" il Tesoro sui rimpatri effettivi: il 60 per cento resta all'estero

Cinquanta miliardi sanati senza essere trasferiti: di questi, 35 rimangono in Svizzera

Scudo, rientro ridimensionato

in Italia rientrati solo 35 miliardi

di ROBERTO PETRINI

Scudo, rientro ridimensionato in Italia rientrati solo 35 miliardi

ROMA - Sorpresa sullo scudo fiscale: i soldi rientrati sono molti meno di quanto annunciato. Meno della metà dei 95 miliardi, frutto dell'operazione "scudo fiscale 1" conclusa il 15 dicembre dello scorso anno, sono rientrati "sonanti" in Italia e saranno a disposizione del rilancio del Paese come era nelle intenzioni del ministro dell'Economia Giulio Tremonti.

I denari, le azioni e le obbligazioni che i beneficiari dello scudo fiscale hanno riportato materialmente in Italia, smobilitando le attività estere e convertendole in contante, ammontano per la precisione a 34,9 miliardi, ovvero al 41 per cento degli 85 miliardi totalizzati complessivamente dalla prima fase dello scudo (si arriva a 95 solo tendendo conto di oro e gioielli, delle microperazioni e dei rientri differiti per particolari ostacoli procedurali).

Il nuovo quadro è assai meno ottimistico di quello accreditato dal Tesoro in un comunicato della fine dello scorso anno che parlava di "rimpatri effettivi" pari al 98 per cento dei 95 miliardi "scudati". A rendere possibile un bilancio più approfondito e veritiero dell'operazione scudo fiscale sono stati i dati diffusi nei giorni scorsi dalla Banca d'Italia.

Per capire come sono andate effettivamente le cose bisogna considerare che le strade che consentono di aderire allo scudo fiscale sono tre: la regolarizzazione (si tengono i capitali all'estero presso un intermediario straniero e si denunciano al fisco); il rimpatrio giuridico, cioè si lasciano i capitali investiti in attività estere ma li si affida in gestione ad un intermediario italiano; ed infine il rimpatrio con liquidazione: ovvero si vendono le attività estere e si portano fisicamente i soldi in Italia. Come è evidente, solo quest'ultima versione dello scudo mette a disposizione denaro fresco per la nostra economia in crisi: ovvero i 34,9 miliardi classificati dalla Banca d'Italia. Le prime due, "regolarizzazione" e "rimpatrio giuridico", sono state invece le più gettonate e hanno raccolto il 60 per cento dei consensi di evasori ed esportatori di capitali pari 50,2 miliardi.

 

La versione dell'operazione-rimpatrio, che veniva descritta dal Tesoro come "uno straordinario successo, segno di forza della nostra economia e di fiducia dell'Italia", appare alla luce dei dati di Bankitalia un po' ridimensionata. Il comunicato del Tesoro di fine anno, ha scritto Maria Cecilia Guerra su Lavoce. info nel sollevare la questione, "pur formalmente corretto, era nella sostanza fuorviante: si voleva far credere che il 98 per cento dei 95 miliardi "scudati" fosse davvero rientrato in Italia, pronto ad affluire alle nostre imprese in crisi". La Guerra aggiunge che si è "giocato sull'ambiguità" del termine "rimpatri effettivi", senza ricordare, come abbiamo visto, che esistono rimpatri veri e propri e rimpatri meramente giuridici.

Dove tenevano i soldi coloro che li hanno materialmente riportati in Italia? In cima alla classifica c'è la Svizzera: dai cantoni elvetici sono rientrati materialmente 24,9 miliardi, ma ben 35 sono rimasti nei forzieri elevetici. Dai dati di Bankitalia emerge anche il tipo di attività in cui avevano investito evasori ed esportatori di capitali all'estero: la maggior parte dei soldi stava in depositi di conto corrente (33,7 miliardi). Circa 990 milioni erano investiti in sicure obbligazioni, 103 milioni in azioni, 1 milione nei pericolosissimi derivati e 37 milioni in altre attività finanziarie non meglio definite. Ci sono anche 6 milioni di case e quote di multiproprietà che gli "scudanti" hanno deciso di vendere per riportare i soldi in Italia. Pagando il 5 per cento.

© Riproduzione riservata (20 febbraio 2010) Tutti gli articoli di Economia

 

 

2010-02-17

Nell'ultimo trimestre l'area è cresciuta dello 0,8%

Volano Usa e Giappone, male Eurolandia, Italia -0,2%

Ocse, nel 2009 Pil giù del 3,4%

è il primo calo dal 1960

Ocse, nel 2009 Pil giù del 3,4% è il primo calo dal 1960

ROMA - Il Pil nell'area Ocse nel 2009 ha segnato una contrazione del 3,4%. E' il primo calo da quando si diede il via a questo tipo di statistica nel 1960. Per quanto riguarda l'ultimo trimestre dello scorso anno, l'Organizzazione ha reso noto che la crescita è stata dello 0,8% dopo il +0,6% del terzo trimestre. Volano le economie di Stati Uniti (+1,4%) e Giappone (+1,1%), mentre nella zona euro si è registrato un modesto rialzo dello 0,1% dopo il +0,4% dei tre mesi precedenti. Tra i Paesi di Eurolandia, l'Italia ha visto una contrazione del Pil dello 0,2% negli ultimi tre mesi del 2009 ed è l'unico membro del G7 a mostrare un segno meno. Bene la Francia, con un +0,6%, ma la Germania è rimasta ferma. Dopo sei trimestri è uscita dalla recessione la Gran Bretagna, cresciuta dello 0,1%.

Rispetto a un anno prima il Pil dell'area Ocse ha segnato una contrazione dello 0,7% nel trimestre dopo un meno 3,4% nel trimestre precedente. Con l'eccezione degli Usa, dove il Pil è cresciuto su base annua dello 0,1%, tutte le economie del G7 hanno assistito a un calo del prodotto interno lordo. Il declino su base annua riflette in particolare la contrazione della zona euro che conta per 0,5 punti sul totale. La contrazione varia dal -5% di Germania e Giappone al -2,2% della Francia.

(17 febbraio 2010) Tutti gli articoli di Economia

 

 

 

 

 

 

2010-02-16

Il ministro dell'Economia all'Ecofin smentisce le indiscrezioni di stampa

E sul vertice della Bce dice: "Tra venti mesi avremo un ottimo candidato"

Tremonti: "Nei conti non c'è nessun buco"

E sulle pensioni "la riforma è già fatta"

Tremonti: "Nei conti non c'è nessun buco" E sulle pensioni "la riforma è già fatta"

BRUXELLES - "Non esiste alcun tipo di buco, c'è solo un fatto di contabilizzazione assolutamente noto".

Così il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha commentato le voci di un possibile buco da 9 miliardi.

Da Bruxelles, al termine dei lavori dell'Ecofin, Tremonti ha anche parlato di pensioni, coreggendo la rotta rispetto a quanto detto dal premier Berlusconi solo pochi giorni fa: "Molti in Europa hanno problemi con le pensioni, ma da noi non è un problema. Noi la riforma l'abbiamo già fatta".

A proposito della candidatura di Draghi al vertice della Bce il titolare dell'Economia ha assicurato che "quando tra venti mesi si porrà la questione l'Italia ha e avrà un ottimo candidato".

(16 febbraio 2010)

 

 

 

 

 

2010-02-15

L'Istat: mai così male il commercio estero italiano. Lo scorso anno l'export verso l'Ue a -22,5%, l'import a -17,8%

nel 2009 la bilancia commerciale ha accusato un deficit di 1,791 miliardi, "Forte peggioramento rispetto al 2008"

Crollo delle esportazioni, nel 2009 -20,7%

Importazioni a -22%. Peggiori dati dal 1970

Crollo delle esportazioni, nel 2009 -20,7% Importazioni a -22%. Peggiori dati dal 1970

ROMA - Brutte notizie dal commercio estero. Nel 2009, le esportazioni italiane sono crollate del 20,7% e le importazioni del 22%, rispetto al 2008. Lo comunica l'Istat, aggiungendo che si tratta dei peggiori dati sui flussi commerciali dal 1970, ovvero da quando esistono le serie storiche.

Nel 2009 il saldo commerciale è stato quindi negativo per 4.109 milioni di euro, con una netta riduzione del passivo di 11.478 milioni di euro rilevato nel 2008.

Considerando il mese di dicembre 2009 rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, le esportazioni sono diminuite dell'1,9% e le importazioni del 3%. Su base tendenziale il saldo commerciale è risultato così negativo per 123 milioni di euro, inferiore a quello pari a 415 milioni di euro dello stesso mese del 2008. Si tratta, fa notare l'Istat, di dati che segnano una "ripresa" a confronto con i precedenti.

Rispetto a novembre, i dati destagionalizzati relativi all'interscambio complessivo presentano a dicembre 2009 un incremento sia per le esportazioni sia per le importazioni con tassi di crescita pari rispettivamente al 4,4% e dall'1,6%.

Negli ultimi tre mesi, a confronto con il trimestre precedente, i dati destagionalizzati mostrano una flessione dello 0,2% per le esportazioni e una crescita del 2,4% per le importazioni.

Pe rquanto riguarda l'area Ue nel 2009 rispetto al 2008, le esportazioni sono diminuite del 22,5% e le importazioni del 17,8%. Nello stesso periodo il saldo commerciale è stato negativo per 1,791 miliardi di euro, in forte peggioramento rispetto all'attivo di 9,942 mld di euro registrato nel 2008. E' quanto rileva l'istat.

 

A dicembre 2009, rispetto allo stesso mese del 2008, i flussi commerciali da e verso l'area Ue hanno registrato aumenti pari all'1,4% per le esportazioni e al 9,1% per le importazioni. Il saldo commerciale di dicembre è stato negativo per 1,396 miliardi di euro, mostrando un peggioramento rispetto a quello, pari a 350 milioni di euro, rilevato nello stesso mese del 2008.

Nel confronto con novembre, a dicembre 2009 si registra, in termini destagionalizzati, un incremento del 3,3% delle esportazioni e del 3% delle importazioni. Negli ultimi tre mesi, rispetto ai tre mesi precedenti, i dati destagionalizzati mostrano una crescita dello 0,3% per i flussi in uscita e del 3% per quelli in entrata.

Dall'analisi per area geografica a dicembre le esportazioni nell'Ue sono negative verso tutti i principali partner ad eccezione di Francia, Spagna e Gran Bretagna (rispettivamente +8,6%, +3% e +2,4%). Diminuzioni si sono registrate verso Grecia (- 8,5 per cento), Belgio (-6,5 per cento), Paesi Bassi (-5,8 per cento), Polonia (-4,9 per cento), Austria (-3 per cento) e Germania (-2,6 per cento).

Le importazioni sono invece cresciute da tutti i principali partner commerciali, tranne l'Austria; in particolare si sono registrati incrementi dalla Polonia (+ 30,3), dalla Spagna (+16,8 per cento), dal Regno Unito (+15 per cento), dalla Francia (+9,4 per cento) e dalla Germania (+8,6 per cento).

Per attività economica a dicembre esportazioni in forte crescita per i mezzi di trasporto con un balzo del 25,1% con gli autoveicoli in aumento del 10,6%. Anche nei flussi di importazioni i mezzi di trasporto segnano una crescita consistente con un +30,8% e +47% per le auto.

Per quanto concerne i minerali energetici, nel 2009 le importazione di petrolio greggio rappresentano l'8,2% del totale dei flussi in entrata (il 10,6% nel 2008), mentre l'importazione di gas naturale pesano per il 5,9% (il 6% nel 2008).

Nel 2009 il saldo della bilancia commerciale al netto di petrolio greggio e gas naturale è positivo per 36,7% miliardi di euro, in diminuzione rispetto all'attivo di 49,9 miliardi di euro registrato nell'anno precedente.

(15 febbraio 2010)

L'UNITA'

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2010-02-23

 

 

 

 

 

2010-02-17

Ocse, nel 2009 Pil giù del 3,4%. Italia maglia nera del G7

Nel 2009 l'area economica dei 30 paesi dell'Ocse ha registrato una contrazione economica pari a -3,4% su base annuale. "Si tratta del primo declino dal 1960", anno di inizio delle rilevazioni statistiche ocse. Ma nel quarto trimestre del 2009 è comunque tornata la crescita con una variazione su base congiunturale del Pil pari a +0,8% (-0,7% su base annua), da +0,6% del trimestre precedente (-3,4% su base annua). A livello di aree economiche, l'Ocse evidenzia, come nel quarto trimestre abbiano accelerato gli Usa (+1,4%) e il Giappone (+1,1%), molto più lento il passo dell'Eurozona (+0,1%). Tra i paesi del G7, (manca ancora il dato del Canada) l'italia è finora l'unico paese che ha registrato una contrazione del pil (-0,2%) nel quarto trimestre. Meglio la Francia, con un più 0,6%, e la Gran Bretagna, con un +0,1%, mentre la Germania è rimasta ferma.

17 febbraio 2010

 

 

 

 

 

2010-02-16

Conti pubblici, Tremonti: "Non c'è nessun buco"

"Non c'è nessun buco, è un non problema". Questo il commento del ministro Giulio Tremonti alle indiscrezioni secondo cui la Corte dei Conti avrebbe acceso un faro sui fondi anticipati da Bankitalia agli enti locali da cui deriverebbe un "buco" nei conti pubblici di 9 miliardi.

"Si tratta di un problema di regolazione contabile di spese già prese in considerazione".

Il tesoro diramerà una nota ufficiale.

16 febbraio 2010

 

 

il SOLE 24 ORE

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2010-02-23

Ancora in calo l'occupazione nella grande industria

di Rossella Bocciarelli

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26 febbraio 2010

"Dai nostri archivi"

I sindacati restano divisi: ok dalla Cisl, critiche Cgil

Occupazione nelle grandi imprese: in settembre -2% rispetto al 2008

Marcegaglia: "Italia colpita duramente dalla crisi"

L'occupazione nelle grandi imprese cala del 4,1u anno

Fmi più ottimista sull'Italia

I dati diffusi dall'Istat lo confermano: l'occupazione nelle grandi imprese ha subito una flessione molto consistente nel 2009, in particolare nelle grandi imprese industriali. Nella media del 2009 la variazione complessiva dell'occupazione per le imprese con più di 500 dipendenti è stata infatti pari a meno 1,5% al lordo della cassa integrazione e a meno 3,7% al netto della Cig. Ma se si guarda alle sole grandi imprese industriali la variazione media relativa allo scorso anno è una flessione del 2,8% al lordo della Cig e dell'8,1% al netto della cassa integrazione. In termini tendenziali l'occupazione nelle grandi imprese dell'industria è invece diminuita a dicembre 2009 del 3,5% al lordo della Cig e del 5,3 per cento al netto della Cig sempre in rapporto a dicembre 2008.

Si tratta di dati che purtroppo non rappresentano una sorpresa: in tutta Eurolandia, infatti, le condizioni del mercato del lavoro hanno continuato a deteriorarsi nei mesi recenti e gli ultimi dati dell'Eurostat confermano che nell'intera Europa a 15 l'occupazione diminuisce soprattutto nei settori dell'industria e delle costruzioni. Le cifre dell'Istat sono state accolte con molta preoccupazione dalle confederazioni sindacali: accanto alla Cgil, che attraverso il segretario confederale Fulvio Fammoni, ha lanciato l'allarme sugli effetti di trascinamento sull'anno in corso della crisi occupazionale e ha ribadito le sue motivazioni per lo sciopero generale del 12 marzo prossimo, si sono pronunciate infatti anche Uil e Cisl.

Così secondo Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil, dall'inizio del 2009 a oggi si sono persi oltre 199 mila posti di lavoro dipendente (meno 1,1%), a cui vanno aggiunti gli oltre 450 mila lavoratori in cassa integrazione (più 311,4% rispetto al 2008)."Senza Cig e contratti di solidarietà i posti di lavoro persi sarebbero stati di gran lunga maggiori" sottolinea invece il segretario confederale della Cisl Giorgio Santini, secondo il quale, tuttavia "ora è fondamentale una rapida attuazione dell'accordo tra Governo, Regioni e parti sociali sulle politiche attive del lavoro e sulla formazione, per un rapido reimpiego di cassaintegrati e disoccupati".

26 febbraio 2010

 

 

 

 

 

 

 

2010-02-21

Calderoli attacca la Banca d'Italia: "Fa il gioco dell'opposizione"

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20 febbraio 2010

Calderoli attacca Bankitalia "Fa il gioco dell'opposizione"

"Dai nostri archivi"

Federalismo, Bankitalia: aumentare l'autonomia impositiva degli enti locali

Affitti, Calderoli annuncia decreto ad hoc per la cedolare secca

Riforme, i primi scogli: poteri del premier e legge elettorale

Calderoli: "Soldati Italiani via dall'Afghanistan e dal Libano"

Calderoli taglia 6mila leggi. "Ne faremo un falò"

Il ministro leghista contesta i dati sullo scudo fiscale diffusi da via Nazionale definendoli "parziali". Ma le cifre non coincidono. La protesta delle opposizioni: "Il governo si dissoci"

Fanno discutere le parole del ministro leghista per la Semplificazione Roberto Calderoli, che accusa la Banca d'Italia di nascondere i reali dati sull'operazione dello scudo fiscale. Secondo Calderoli, via Nazionale farebbe opera di opposizione al governo, diffondendo dati "ridimensionati" rispetto al reale importo frutto della manovra di rientro dei capitali dall'estero messa a punto dal ministro Tremonti. "Un atteggiamento di questo genere - sostiene Calderoli - non lo si può concedere ad un'istituzione come la Banca d'Italia, che, già in un recente passato, ha comunicato pessimistici e non fondati dati sulla disoccupazione nel paese assolutamente difformi dal dato che invece ci viene attribuito dall'Europa".

Il ministro leghista cita un'analisi di Palazzo Koch dalla quale "emergerebbe che l'operazione scudo fiscale avrebbe portato a soli 35 miliardi di rientri effettivi contro i 93 dichiarati, invece, dall'Agenzia delle Entrate". I conti non tornano, sostiene il ministro, perché non sarebbero inseriti nell'importo complessivo i 60 miliardi di provenienza elvetica. "Bankitalia - conclude minaccioso il ministro - torni ai suoi doveri istituzionali, tra i quali vi è anche la sorveglianza su quello che viene evaso a San Marino".

L'uscita di Calderoli provoca l'immediata reazione delle opposizioni, con il vicesegretario del Pd Enrico Letta che chiede al governo di dissociarsi dalle parole del ministro: "Sarebbe paradossale che questo non avvenisse nel momento in cui il governo stesso è impegnato nel sostegno della candidatura di Draghi alla presidenza della Bce". Di parole "dissennate" parla anche il leader dell'Udc Pierferdinando Casini: "Mi auguro che al più presto Calderoli venga smentito dal governo e che nel momento in cui si avanza la candidatura alla presidenza della Bce dell'unico uomo che sul piano internazionale ha una credibilità totale, cioè Mario Draghi, ci possa essere una rapida retromarcia del governo".

Per la verità l'attacco di Calderoli appare fuori bersaglio. Il 17 febbraio scorso la Banca d'Italia ha diffuso i dati provvisori delle somme regolarizzate con lo scudo fiscaleda cui emerge la cifra di 85 miliardi, di cui 60 dalla Svizzera. La differenza con i 95 stimati a dicembre dal ministero dell'Economia è spiegata dalla stessa banca centrale con le diverse basi di calcolo.

20 febbraio 2010

 

 

 

 

Trucchi, errori, incompetenza

Se il dato economico è "falsato"

di Vittorio Carlini

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20 febbraio 2010

Trucchi, errori, incompetenza. Se il dato economico è "falsato"

"Dai nostri archivi"

Pil Usa debole, ma meglio del previsto

Economia, quando le stimenon prevedono la recessione

L'economia delle regioni - Emilia Romagna

Cina e debito muovono i mercati più della Fed

Nel mondo

Dal confronto sbagliato del Prodotto interno lordo alla revisione dei dati flash; dai numeri di consensus alla normalizzazione dei cambi fino all'attendibilità delle fonti. Breve viaggio negli errori, voluti o meno, della finanza e dell'economia.

"Nell'ultimo trimestre 2009 il Pil Usa è cresciuto del 5,7 % contro l'0,1% di Eurolandia". Quanti hanno realizzato questo paragone! Peccato che il dato americano è annualizzato e il giusto confronto sia: 1,42% per gli Stati Uniti e 0,1% per l'area euro.

Ancora: prima lettura, a inizio dicembre 2009, delle buste paga americane di novembre: "Il calo è di 11.000 unità, un trend che resta negativo". Peccato che, nella lettura di due mesi dopo, il dato definitivo è: "Crescita di 64.000 unità".

Gli esempi di questo tipo potrebbero continuare per un bel po'. Nel mondo dei numeri economici e finanziari, sempre più vasto e complesso, le inesattezze , le revisioni e i confronti non proprio ortodossi sono all'ordine del giorno. Situazioni che gli esperti evitano senza troppi problemi ma che, invece, ingannano il profano. Il sole24ore.com, senza alcuna pretesa di completezza, ha voluto passarne in rassegna alcune.

Quando l'indicazione flash non c'azzecca

Così, ci sono dati il più possibile anticipati ("il tempo è denaro" di Paperone non è solo una battuta) che servono all'industria e ai mercati. Numeri usati per i bugdet di spesa o le strategie d'investimento che, però, sono spesso oggetto di revisioni troppo ampie. Clamoroso il caso dell'andamento del Pil a stelle e strisce sul quarto trimestre 2008: la prima lettura flash indicava un calo del 3,6 per cento; il dato definitivo sentenziò un ribasso del 6,2 per cento. La domanda è spontanea: com'è stata possibile una simile differenza? "Negli Usa - spiega Marco Valli, economista di UniCredit - l'indicazione flash sul Pil è anticipata rispetto all'Europa, dove la prima lettura avviene 45 giorni dopo la fine del trimestre in considerazione. Il dato flash si basa su numeri preliminari: giocoforza, la sua revisione è inevitabile". A ben vedere, però, non è solo questione di dati ancora incompleti. Diversi esperti sottolineano che , in periodi di recessione, i modelli di rilevazione funzionano con più difficoltà. Reagiscono bene all'interno di un determinato "regime": cioè, quando esiste un trend delineato che, seppure caratterizzato dai cicli economici, vanta una tendenza di fondo sul lungo periodo. In questo caso le serie storiche di numeri permettono di definire la probabilità del verificarsi di un evento. Al contrario se il regime cambia, come è accaduto nella crisi, cogliere le variazioni diventa difficile. C'è una novità all'interno della serie storica che diventa "inattendibile".

In un simile scenario, per evitare clamorosi abbagli, sarebbe utile offrire al lettore (soprattutto inesperto) maggiori informazioni. "In effetti stressare maggiormente il disclaimer - dice Valli - può essere corretto. Magari, pensando a un'indicazione in cui viene spiegato con chiarezza che si tratta di un numero preliminare". E non solo. Si dovrebbero aggiungere due ulteriori precisazioni: una forchetta all'interno del quale il numero probabilmente si muoverà; e lo scenario macro-economico considerato più probabile. Senza la paura di apparire non così puntuali: l'economia è complessa; pensare di prevederne esattamente i suoi sviluppi è utopia.

Quali dati comparabili?

Ma non sono solo i dati preliminari. L'utente inesperto deve fare attenzione anche quando si confrontano tra loro numeri che appaiono simili, e in realtà non lo sono. In Italia, per esempio, le vendite al dettaglio sono espresse in valori nominali; in Francia, invece, è pubblicato il numero reale, cioè i volumi. Sul fronte dei prezzi al consumo, poi, negli Stati Uniti viene fornito sia il dato destagionalizzato sia non destagionalizzato. In Europa, invece, di solito solo quello non destagionalizzato. Gli esperti, ovviamente, conoscono bene queste situazioni ma molti cascano nell'inghippo. "A ben vedere -tiene a precisare Anna Grimaldi, economista di Intesa Sanpaolo - tra i vari stati c'è una differenza nella realizzazione delle statitistiche. Tuttavia non è tale da impedire i confronti: alla fine la comparabilità, nei paesi industrializzati, è possibile con un certo grado di accuratezza". Una considerazione assolutamente condivisibile. E tuttavia, giornali, media, agenzie specializzate hanno confrontato il Pil Usa (+5,7%) del quarto trimestre 2009 contro l'0,1% di Eurolandia. Un errore marchiano: il numero americano andava, infatti, diviso per quattro (i trimestri dell'anno).

La normalizzazione del cambi

Nel rutilante mondo della finanza esistono anche dimenticanze più piccole che, proprio perché minime, spesso non vengono prese in considerazione. Così è il rapporto tra le performance degli indici azionari e la moneta con cui si fa l'investimento. Da inizio anno, per esempio, l'S&P500 ha perso circa lo 0,4%; l'investitore europeo, verrebbe da dire, è anche lui in rosso. Invece no: in seguito all'apprezzamento del biglietto verde sulla divisa europea di circa il 5,4%, l'andamento dell'indice americano in euro (come indicato da Reuters) è di una crescita del 5 per cento. Una "minimalia", ma chissà che qualche gestore non si faccia bello di questa performance di fronte al risparmiatore.

Il consensus di mercato

Un altro luogo del "mistero", ben conosciuto nelle sale operative, è quello del consensus di mercato. In generale, si tratta di sondaggi realizzati tra esperti del settore per definire un valore medio tra le loro indicazioni su diversi argomenti: dagli utili per azione stimati fino alle previsioni sul rialzo dei tassi d'interesse. Agenzie autorevoli, come Reuters o Bloomberg, ne pubblicano diversi e sono attendibili. Capita spesso, però, di imbattersi in numeri di "consensus" che non indicano né l'ampiezza del panel di riferimento, né la sua composizione né chi li ha realizzati. Dovrebbero finire nel cestino della carta straccia e, invece, vengono ripresi, ricopiati, riutilizzati in articoli e commenti. Soprattutto in Internet. Magari perché, con un'azienda che prevede profitti bassi, una stima di consensus ancora minore permette di dire: battute le stime di mercato.

Fidarsi del Dragone?

Fin qui l'incompetenza, la distrazione, gli errori (più o meno) in buona fede. Esistono però, e la recente storia delle finanze pubbliche di Atene ne è la riprova, anche casi in cui il trucco è voluto. Nel primo semestre 2009, l'ufficio di statitisca di Beijing aveva pubblicato il dato del Prodotto interno lordo cinese pari a 13,99mila miliardi di yuan. Peccato che i numeri annunciati dalle 31 province e municipalità, in cui il paese del Dragone è suddiviso, indicavano un Pil totale di 15,38mila miliardi di yuan. Una bella diferenza che, oltre la questione della correttezza, implica problemi di efficienza e credibilità. Anche perché potenze economiche come il paese del Dragone ormai sono al centro del capitalismo moderno.

Di recente, (l'11 febbraio) Wall Street è stata influenzata proprio dal newsflow in arrivo da Beijing: la scelta della banca centrale cinese per un incremento dei coefficienti di riserva delle banche (portato al 16%), nel tentativo di raffreddare il boom del credito, ha fatto scendere gli indici. Un chiaro segnale di come il Dragone sia ormai price sensitive. Ma price sensitive su numeri truccati? Il rischio esiste. "L'economia cinese - spiega Federico Palazzari, fondatore della boutique d'affari Palazzari&Turries, da anni attivo nell'M&A del Far East -, che se ne dica, è ancora chiusa, iper controllata, basata su piani quinquennali di crescita". E quindi? "Quindi non può stupire che le statistiche siano "piegate" agli interessi nazionali. Da un lato, il tema è spesso quello di produrre numero positivi ma non tali da creare timori agli occhi degli occidentali; dall'altro, la statitistica è ad uso e consumo del "marketing" nazionale. Questo lo si vede anche nelle operazioni con le singole aziende". Cosa intende dire? "Capita spesso che le autorità locali chiedano l'assunzione di centinaia di lavoratori, indicando un forte tasso di disoccupazione. Quando, solo un giorno prima, l'ufficio accanto pubblicava dati su un mercato del lavoro in salute". Gli esperti, peraltro, conoscono bene questo fenomeno: da 7 anni il tasso di disoccupazione, nonostante i grandi cambiamenti avvenuti, oscilla sempre tra il 3,9% e il 4,3 per cento. Una variazione troppo limitata: evidentemente i numeri non tornano. Così come non tornano nel l'andamento del settore tessile: "In questo caso -afferma Palazzari - abbiamo dati dopati dall'industria del falso. Una produzione "ombra" che non salta fuori nelle statitistiche nazionali".

vittorio.carlini@ilsole24ore.com

20 febbraio 2010

 

 

 

 

 

2010-02-18

Per l'Isae nel 2010 ripresa lenta e meno lavoro

di Claudio Tucci

18 febbraio 2010

Isae, nel 2010 il Pil cresce dell'1%, ma aumenta la disoccupazione

 

Nel 2010 il Prodotto interno lordo crescerà dell'1 per cento. Si riprendono consumi privati (+0,8%), spesa dei consumatori (+1,1%), investimenti (+2,8%) ed export (+3,8 per cento). Male, invece, la disoccupazione, che si attesterà, nel biennio 2010-2011, all'8,8%, rispetto al 7,8% dello scorso anno. Le stime arrivano dall'Isae, nel corso della presentazione, a Roma, dell'annuale rapporto sulle previsioni dell'economia italiana. Significativa, la stima in rialzo del tasso di crescita dell'Italia dello 0,4%, rispetto alla precedente previsione di ottobre scorso, che porta ad allineare il salto in avanti dell'economia italiana al +1,1%, previsto, nei giorni scorsi, dal Governo. Nel 2011, il Pil si porterà all'1,4% grazie al consolidamento dei fattori di ripresa interni e internazionali. "Queste dinamiche - spiega l'Isae - consentirebbero di recuperare, nel 2011, il 40% circa della perdita produttiva sperimentata nel biennio 2008-2009".

L'istituto, guidato da Alberto Majocchi, parla, tuttavia, di "ripresa lenta", anche se registriamo valori simili nell'area euro, prevista in crescita dell'1,1%, dopo la flessione del 4%, nel 2009. La crescita su scala mondiale sarà, comunque, più sostenuta: negli Stati Uniti, l'incremento è di +2,9%, dopo la contrazione del 2,4% dello scorso anno. Spicca, l'area asiatica, dove vengono registrati tassi di sviluppo del 7,3% -7,6 per cento.

L'Isae sottolinea come il recupero del Pil italiano sia trainato, soprattutto, dal rafforzamento del commercio mondiale. Anche la domanda interna, registra un contenuto miglioramento, subendo, però, qualche effetto di freno dall'evoluzione del mercato del lavoro, che continua a rappresentare l'anello debole del sistema. Nel 2009, si sono persi 633mila posti di lavoro a tempo pieno, di cui oltre 400mila nei settori dell'industria e delle costruzioni, i più colpiti dalla crisi. La situazione non migliorerà, nel 2010, ma solo nel 2011, con un (minima) espansione dell'occupazione: +0,7 per cento.

Il 2010, comunque, segnerà una discreta ripresa dei consumi privati (e anche dell'inflazione: la dinamica dei prezzi al consumo segnerà un +1,6%, portandosi, poi, al 2% nel 2011). Il ritorno su un sentiero positivo del reddito disponibile nominale contribuirebbe a sostenere le spese delle famiglie. L'attenuazione delle tensioni nel mercato creditizio, le misure di incentivo fiscale, il progressivo miglioramento delle prospettive del ciclo economico interno e internazionale sosterrebbero il processo di accumulazione. Nel 2011, la spesa per investimenti si rafforzerebbe (+2,8%). Sul fronte dell'export, le vendite all'estero scese di quasi il 20% nel 2009, tornano a espandersi nel 2010 e 2011 (+3,8% e +3,9% rispettivamente). Il contributo della domanda estera netta (esportazioni meno importazioni) alla variazione del Pil, sfavorevole nel 2009, si ricolloca nei due anni in territorio positivo.

Ma la flessione dell'attività economica nel 2009 ha lasciato, come prevedibile, segni importanti sui saldi di finanza pubblica. L'Isae parla di un indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche al 5,3% del Pil nel 2009 (2,7% nel 2008), in linea con i dati ufficiali. Nel biennio successivo, il disavanzo (sempre in rapporto al Pil) si porterebbe al 5,1% nel 2010 e al 4,6% nel 2011. In quest'ultimo anno, considerando la manovra aggiuntiva pari allo 0,4% del prodotto indicata nell'aggiornamento del Programma di stabilità, il deficit scenderebbe al 4,2% del Pil: un livello sostanzialmente in linea con quanto indicato nel documento governativo nello scenario di minore crescita. Desta attenzione, invece, il rapporto debito/Pil - tornato a salire nel 2008 e nel 2009 (114,8% nella stima Isae) - aumenterebbe al 117,2% quest'anno e al 118,2% nel 2011. Considerando l'attuazione della manovra aggiuntiva sopra ricordata, il debito pubblico si attesterebbe il prossimo anno al 117,8% del Pil. Dinamiche, comunque, da tenere sotto controllo.

18 febbraio 2010

 

 

 

 

 

2010-02-17

Con lo scudo fiscale finora regolarizzati 85 miliardi

17 febbraio 2010

Bankitalia: con lo scudo fiscale rientrati 85 miliardi

 

Ammontano a 85,1 miliardi di euro i capitali regolarizzati con il fisco italiano grazie allo scudo fiscale. Il dato emerge dalle segnalazioni degli intermediari alla Banca d'Italia, fino al 15 febbraio 2010. La maggior parte dei capitali scudati proviene dalla Svizzera (59,9 miliardi di euro). Seguono, con una cifra nettamente inferiore, il Lussemburgo (7,3 miliardi), il Principato di Monaco (4,1 miliardi) e San Marino (3,8 miliardi). L'Austria, con 1,251 miliardi, è al quinto posto, seguita dal Liechtenstein con 1,234 miliardi, dal Regno Unito con 891 milioni, dalla Francia con 852 milioni, dall'Irlanda con 843 milioni, dalla Germania con 615 milioni, dagli Stati Uniti con 608 milioni. Lo scudo fiscale, ricorda Bankitalia, è partito con il freno a mano tirato a settembre e ottobre (rispettivamente 524 milioni e 6,16 miliardi di attività segnalate dagli intermediari), per poi decollare a novembre (25,18 miliardi) e dicembre (53,26 miliardi). Quasi il 50% dei capitali rientrati arriva da depositi in conto corrente.

Il ministero dell'Economia - il 29 dicembre scorso - aveva comunicato un rientro di capitali pari a 95 miliardi: un valore differente da quello calcolato dalla Banca d'Italia date le diverse fonti utilizzate, l'esclusione di Bankitalia di alcuni beni patrimoniali e delle operazioni di importo inferiore a 12.500 euro (o 50mila euro per i paesi Ue, Svizzera, Liechtenstein, Norvegia e Islanda). Il conteggio del ministero, spiega il documento diffuso dalla Banca d'Italia, stimava l'importo complessivo delle regolarizzazioni sulla base dei versamenti dell'imposta del 5% all'Agenzia delle entrate e dunque teneva conto anche delle operazioni più complesse il cui effettivo rimpatrio può essere differito (c'è tempo fino a fine 2010) e, quindi, non ancora segnalato ai fini statistici. Per questi importi il versamento dell'imposta doveva essere effettuato comunque entro il 2009.

I dati di Banca d'Italia

17 febbraio 2010

 

 

Nel 2008 un italiano su quattro

non ha pagato l'Irpef

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16 febbraio 2010

Nel 2008 un italiano su quattro non ha pagato l'Irpef

 

Il 27% dei contribuenti italiani - pari a poco più di 11,2 milioni - non paga l'Irpef per effetto "sia del basso reddito che delle deduzioni e delle detrazioni". È quanto emerge dall'analisi delle dichiarazioni dei redditi relative al periodo d'imposta 2007, presentate quindi nel 2008, le cui statistiche sono state diffuse dal dipartimento delle Finanze del ministero dell'Economia.

Da notare che la forte presenza di contribuenti a zero Irpef si registra nonostante rispetto al periodo d'imposta precedente vi sia stato un aumento del 2,2% del numero totale (ora 41,663 milioni) e anche un incremento del 4,2% del reddito complessivo (pari a 772 miliardi di euro) e dell'imposta netta dichiarata (pari a 142,4 miliardi di euro). Confrontato al 2006 il reddito complessivo medio (pari a 18.661 euro) è aumentato su base nazionale dell'1,9%, con un incremento minimo nelle Isole e massimo nelle regioni del Nord-est.

I contribuenti italiani hanno pagato in media nel 2008 un'Irpef pari al 18,4% del proprio reddito, pari a 4.670 euro. Inoltre, la metà dei contribuenti non supera i 15mila euro di reddito e, più in generale, il 91% dichiara redditi non superiori a 35mila euro e poco meno dell`1% dichiara redditi superiori a 100mila euro annui. Il 52% dell`imposta è pagata dal 12% dei contribuenti con redditi oltre i 35mila euro. L'analisi degli indici della progressività dell'imposta, spiega il Tesoro, mostra un lieve aumento dell'effetto redistributivo dell'Irpef tra l'anno d'imposta 2006 e il 2007.

Il tipo di reddito dichiarato, infine, deriva per il 78% da redditi da lavoro dipendente e da pensione, per il 5,5% da redditi da partecipazione, per il 5% da redditi di impresa e per il 4,2% da redditi da lavoro autonomo. Tuttavia, precisa il Tesoro, i redditi da lavoro autonomo presentano un valore medio più alto (pari a 37.120 euro, circa il doppio del reddito complessivo medio), mentre i redditi da pensione quello più basso (pari a 13.436 euro).

Società di capitali +4,1%: in perdita quasi una su due, al Nord reddito positivo

Nel 2007 le dichiarazioni delle società di capitali hanno raggiunto il milione di unità, con un aumento di circa il 4,1% rispetto al 2006. L'85% sono Srl e due terzi di esse hanno una dimensione limitata, con componenti positivi Irap minori di 500mila euro. Circa la metà delle società opera in tre settori produttivi: commercio (19%), costruzioni (18%) e attività manifatturiere (14%).

Quasi una società su due risulta in perdita. Dalle statistiche emerge che "la quota di società con imposta netta positiva ha raggiunto il 52,6% del totale (circa 526.000), quota sostanzialmente identica a quella del 2006 (+0.2%)". Le società con reddito positivo sono localizzate principalmente nelle regioni del Nord. La distribuzione dell'imposta complessiva è concentrata nelle imprese di dimensioni maggiori: lo 0,8% delle società dichiara il 58% dell'imposta ed il 53% delle società minori (fino a mezzo milione di euro di componenti positivi Irap) dichiara solo il 5,3% dell'imposta.

I soggetti che hanno presentato la dichiarazione Irap per il periodo d'imposta 2007 sono 5.638.935 (-1,62% rispetto al 2006). Tale diminuzione, spiega il ministero, "è stata determinata anche dagli interventi giurisprudenziali e amministrativi sui requisiti di "autonoma organizzazione" dei lavoratori autonomi".

Il 70% dei soggetti Irap ha dichiarato un'imposta per un ammontare di 36,8 miliardi di euro. La distribuzione territoriale, sulla base del luogo in cui è svolta l`attività produttiva, evidenzia che il 56% dell`imposta è prodotta al Nord. Al Centro e al Sud è accentuato il fenomeno di attività svolta nel territorio di regioni diverse da quella in cui è domiciliato il soggetto passivo: al Centro l'imposta dichiarata è il 31,50% del totale e quella prodotta il 22,84%, al Sud invece il rapporto si inverte con il 9,81% di imposta dichiarata e 14,28% di imposta prodotta. (Al.An.)

Le dichiarazioni nel periodo d'imposta 2007

Il comunicato del dipartimento delle finanze

16 febbraio 2010

 

 

 

 

 

2010-02-15

A gennaio in forte calo i consumi petroliferi

15 febbraio 2010

A gennaio in forte calo i consumi petroliferi

 

I consumi petroliferi italiani nel mese di gennaio hanno fatto segnare una nuova e pesante flessione pari all'8,8% (-545.000 tonnellate) rispetto allo stesso mese del 2009, attestandosi a 5,7 milioni di tonnellate. Lo rileva l'Unione petrolifera.

I prodotti per autotrazione, penalizzati da un giorno di consegna in meno, hanno fatto registrare per la benzina nel complesso un calo del 9,5% (-76.000 tonnellate) rispetto a gennaio 2009, mentre per il gasolio del 3,6% (-69.000 tonnellate). La domanda totale di carburanti (benzina + gasolio) nel mese di gennaio è così risultata pari a circa 2,5 milioni di tonnellate, di cui 0,7 milioni di tonnellate di benzina e 1,8 di gasolio autotrazione, con un decremento del 5,4% (-145.000 tonnellate) rispetto allo stesso mese del 2009.

La domanda di oli combustibili, sia impiegati nella termoelettrica che negli altri usi ha complessivamente mostrato una flessione del 47,8%. Continua l'andamento positivo del Gpl autotrazione che in gennaio ha mostrato un progresso del 10,8% (+9.000 tonnellate), sebbene gli usi totali abbiano fatto segnare un -6,3%.

15 febbraio 2010

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Crollano import ed export

Il 2009 l'anno peggiore dal 1970

15 febbraio 2010

Bilancia commerciale: crollano import ed export nel 2009

Nel 2009 la bilancia commerciale ha accusato un deficit di 4,109 miliardi, "con una netta riduzione del passivo rispetto agli 11,478 miliardi del 2008". Lo rende noto l'Istat, specificando che le esportazioni sono calate del 20,7%, le importazioni del 22%: i dati peggiori dal 1970. A dicembre la bilancia commerciale ha registrato un deficit di 123 milioni, inferiore ai 415 milioni del dicembre 2008. Nel 2009 il saldo della bilancia commerciale coi Paesi Ue è negativo per 1,791 miliardi, "in forte peggioramento rispetto all'attivo di 9,942 miliardi registrato nel 2008". Le esportazioni sono calate del 22,5%, le importazioni del 17,8%. Si tratta dei dati peggiori dal 1993. A dicembre gli scambi con l'Ue hanno fatto segnare un deficit di 1,396 miliardi.

Crolla il Pil giapponese: -5% nel 2009. Ma evita il sorpasso cinese

Osservatorio dell'economia

DOCUMENTI / Il comunicato Istat sulla bilancia commerciale

15 febbraio 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Crolla il Pil giapponese: -5% nel 2009. Ma evita il sorpasso cinese

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15 febbraio 2010

Pil Giappone -5% nel 2009, Tokyo evita il sorpasso cinese

Il Prodotto interno lordo (Pil) del Giappone ha subito un ribasso record nel 2009, a -5%, nonostante una crescita dell'1,1% nel quarto trimestre rispetto al trimestre precedente. Il Giappone resta comunque la seconda economia mondiale ed evita così il sorpasso della Cina, con un Pil nominale di 5.075 miliardi di dollari contro i 4.900 miliardi di Pechino.

Il crollo del Pil giapponese è da addebitarsi soprattutto a un primo trimestre catastrofico a seguito della crisi finanziaria mondiale. La crescita è ripartita timidamente nel secondo trimestre, ma la ripresa non è stata sufficientemente vigoroso da impedire una forte contrazione dell'economia sull'anno.

L'aumento del Pil giapponese nel quarto trimestre 2009, pari all'1,1% rispetto al trimestre precedente e al 4,6% sulla media annuale, è stato leggermente superiore alle previsioni degli economisti che si aspettavano una crescita dell'1%, secondo un sondaggio realizzato dal Dow Jones Newswires.

Seduta negativa alla borsa di Tokyo. L'indice Nikkei al termine delle contrattazioni ha accusato una contrazione dello 0,78%.

Osservatorio dell'economia

15 febbraio 2010

 

L'OSSERVATORE ROMANO

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IL MATTINO

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2010-02-11

La GAZZETTA dello SPORT

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2010-02-11

CORRIERE dello SPORT

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2010-02-11

LA STAMPA

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2010-02-11

 

 

SORRISI e CANZONI

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2010-02-11

 

WIKIPEDIA

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GENTE VIAGGI

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AUTO OGGI

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QUATTRO RUOTE

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2010-02-11

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IL SECOLO XIX

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LA NAZIONE

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IL MANIFESTO

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ARCHEOLOGIA VIVA

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IL FISCO

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ABITARE

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BRAVA CASA

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DONNA MODERNA

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SECONDA MANO

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PC WORLD

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2010-02-11

FINANCIAL TIMES

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2010-02-11

EL PAIS

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